Alcuni studi suggeriscono un possibile ruolo del sildenafil nella prevenzione dell’edema polmonare da immersione. Ma i risultati preliminari, insieme ai dubbi sulla tossicità dell’ossigeno e sulla decompressione, impongono prudenza: non è una protezione da assumere prima di entrare in acqua.
Il Viagra è conosciuto soprattutto come trattamento per la disfunzione erettile. Il suo principio attivo, il sildenafil, ha però attirato anche l’attenzione della medicina subacquea per gli effetti sulla circolazione sanguigna nei polmoni.
L’interesse riguarda una condizione potenzialmente letale: l’edema polmonare da immersione, indicato con la sigla inglese IPE. Le ricerche hanno aperto una prospettiva interessante, ma ancora lontana dal giustificare un impiego abituale del farmaco tra i subacquei.
Edema polmonare da immersione: che cosa accade nei polmoni
L’edema polmonare da immersione si verifica quando il liquido proveniente dalla circolazione sanguigna si accumula nei tessuti polmonari e negli alveoli, ostacolando la respirazione. Può interessare subacquei con autorespiratore, apneisti, nuotatori e triatleti.
Il fenomeno non richiede l’inalazione di acqua: il liquido proviene dall’organismo stesso. Durante l’immersione, infatti, una parte del sangue viene spostata dalle estremità verso il torace, aumentando il volume presente nella circolazione centrale. Freddo, sforzo fisico, resistenza respiratoria e ipertensione possono contribuire ad aumentare ulteriormente le pressioni nella circolazione polmonare.
I sintomi possono comparire improvvisamente: affanno, tosse, difficoltà respiratoria sproporzionata rispetto allo sforzo e, in alcuni casi, espettorato schiumoso rosato o con tracce di sangue. In acqua, queste manifestazioni possono compromettere rapidamente la capacità di gestire l’immersione.
Perché il sildenafil interessa i ricercatori
Il sildenafil appartiene alla famiglia degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, o PDE5. Favorisce il rilassamento della muscolatura dei vasi sanguigni e la loro dilatazione. Oltre all’impiego più conosciuto, viene utilizzato anche nel trattamento dell’ipertensione arteriosa polmonare.
Da questa azione nasce l’ipotesi studiata dai ricercatori: ridurre le pressioni nella circolazione polmonare potrebbe aiutare le persone predisposte all’edema durante l’immersione.
Si tratta di un’ipotesi fisiologica plausibile. Dimostrare che un farmaco modifica favorevolmente le pressioni, tuttavia, non equivale a dimostrare che prevenga gli incidenti nelle reali condizioni di immersione.
Lo studio della Duke University: risultati promettenti e limiti
Uno studio della Duke University, pubblicato sulla rivista Circulation, ha confrontato 10 persone con precedenti episodi di edema polmonare indotto dal nuoto con 20 soggetti di controllo.
Durante un esercizio fisico svolto in immersione in acqua a 20 °C, i ricercatori hanno misurato le pressioni cardiovascolari. Nei partecipanti predisposti all’edema sono stati rilevati valori più elevati della pressione arteriosa polmonare e della pressione di incuneamento polmonare, un parametro utile per valutare le condizioni emodinamiche del circolo polmonare.
Gli stessi soggetti hanno successivamente ripetuto l’esercizio dopo la somministrazione di sildenafil, mostrando una significativa riduzione delle pressioni misurate.
Il risultato sostiene l’interesse per il farmaco, ma va interpretato entro i confini dell’esperimento: lo studio non ha dimostrato che il sildenafil prevenga la morte dei subacquei o impedisca l’edema durante le immersioni con autorespiratore.
Il caso della triatleta senza nuovi episodi
Un ulteriore elemento di interesse proviene dal caso di una triatleta di 46 anni che aveva avuto almeno cinque episodi di edema polmonare indotto dal nuoto, noto come SIPE.
Dopo aver partecipato alla ricerca, l’atleta ha assunto sildenafil prima delle competizioni su prescrizione medica. Secondo il resoconto pubblicato, ha poi completato 20 triathlon senza ulteriori episodi.
È un’osservazione incoraggiante, ma riguarda una sola persona e non consente di stabilire con certezza quanto il farmaco abbia contribuito al risultato. Inoltre, il nuoto in superficie presenta condizioni diverse dalle immersioni con gas compresso: i benefici osservati in quel contesto non possono essere automaticamente estesi alla subacquea ricreativa o tecnica.
Tossicità dell’ossigeno: i dubbi emersi dagli studi sugli animali
La capacità del sildenafil di modificare la circolazione sanguigna potrebbe avere anche effetti sfavorevoli in ambiente iperbarico.
In ricerche su animali finanziate dal Divers Alert Network, i ratti trattati con sildenafil o tadalafil hanno sviluppato convulsioni da tossicità dell’ossigeno più rapidamente rispetto agli animali non trattati durante l’esposizione a ossigeno iperbarico.
Una possibile spiegazione riguarda il flusso sanguigno cerebrale. Le elevate pressioni di ossigeno provocano normalmente una vasocostrizione nel cervello; gli inibitori della PDE5 potrebbero contrastare questa risposta, aumentando l’apporto di ossigeno ai tessuti cerebrali.
Questi risultati non permettono di quantificare il rischio nell’uomo, ma sollevano interrogativi rilevanti, soprattutto nelle immersioni che comportano esposizioni a pressioni parziali di ossigeno elevate.
Sildenafil e decompressione: un altro punto da chiarire
Anche il possibile rapporto con la malattia da decompressione richiede attenzione.
In uno studio sperimentale, alcuni ratti hanno ricevuto sildenafil prima di un’immersione simulata in ambiente iperbarico. Gli animali trattati hanno manifestato una maggiore incidenza e gravità della malattia da decompressione neurologica rispetto al gruppo di controllo.
Il risultato riguarda uno specifico modello animale e non dimostra che lo stesso effetto si verifichi nei subacquei. Le evidenze descritte, però, costituiscono un motivo ulteriore per non proporre il sildenafil come prevenzione abituale prima di un’immersione.
Le indicazioni degli specialisti dopo un episodio di edema
La posizione espressa nel documento congiunto del 2024 della South Pacific Underwater Medicine Society (SPUMS) e dello United Kingdom Diving Medical Committee (UKDMC) è particolarmente prudente.
Il documento considera l’edema polmonare da immersione una condizione potenzialmente letale e sconsiglia fortemente ulteriori immersioni con gas compresso dopo un episodio.
Chi ha avuto un edema sospetto o confermato deve sottoporsi a una valutazione approfondita, con particolare attenzione all’apparato cardiovascolare e al coinvolgimento di medici esperti in medicina subacquea.
Anche la revisione del 2025 richiamata nell’articolo di partenza descrive come promettenti i risultati sul sildenafil, senza considerarli sufficienti a raccomandare un impiego diffuso degli inibitori della PDE5 per prevenire l’IPE.
In caso di difficoltà respiratoria, serve assistenza immediata
Il sildenafil non deve essere considerato un trattamento di emergenza da assumere quando compaiono problemi respiratori durante o dopo l’immersione.
Un sospetto edema polmonare richiede l’interruzione dell’attività e l’uscita dall’acqua nel modo più rapido compatibile con la sicurezza. Le misure descritte nelle raccomandazioni comprendono la somministrazione di ossigeno alla massima concentrazione disponibile, la rimozione dell’attrezzatura costrittiva, la protezione dal freddo e l’attivazione urgente dei soccorsi.
Nella persona cosciente che fatica a respirare, una posizione seduta o eretta può agevolare la respirazione. Il personale sanitario valuterà l’eventuale necessità di un supporto ventilatorio.
Affanno improvviso, tosse persistente e schiuma rosata non devono essere attribuiti automaticamente all’ansia o alla scarsa preparazione fisica.
Perché l’automedicazione è pericolosa
Il sildenafil è un farmaco soggetto a prescrizione e produce effetti importanti sul sistema cardiovascolare. L’associazione con medicinali a base di nitrati è controindicata perché può provocare una pericolosa caduta della pressione arteriosa.
Anche le condizioni cliniche individuali e le altre terapie assunte devono essere considerate prima del suo utilizzo.
Per chi ha già avuto un episodio di edema polmonare, la priorità è identificarne le possibili cause. Ipertensione, patologie cardiovascolari, freddo, sforzo intenso e resistenza respiratoria possono contribuire al problema e influire sull’idoneità alle immersioni. Assumere un farmaco non sostituisce questa valutazione.
Una prospettiva di ricerca, non una protezione dimostrata
Gli studi descritti mostrano che il sildenafil può ridurre alcune delle alterazioni pressorie osservate nelle persone predisposte all’edema polmonare da immersione. È un risultato che merita ulteriori approfondimenti.
Restano però da chiarire l’efficacia preventiva nelle immersioni reali e il bilancio tra possibili benefici e rischi, inclusi quelli suggeriti dagli esperimenti sulla tossicità dell’ossigeno e sulla decompressione.
La domanda se il Viagra possa salvare la vita di un subacqueo rimane quindi aperta. Le evidenze presentate non consentono di considerarlo una pillola protettiva da assumere prima di immergersi.
Per la sicurezza restano essenziali il riconoscimento tempestivo dei sintomi, il soccorso appropriato e una valutazione specialistica dopo qualsiasi episodio sospetto.
Nota per i lettori: chi assume sildenafil o altri inibitori della PDE5 dovrebbe discutere la terapia e l’attività subacquea prevista con un medico esperto in medicina subacquea.
Rielaborazione dell’articolo di Diventures Magazine fornito come testo di partenza.



