
Ore 03:45.
I bagagli sono stipati a “pressione” nel “Cayenne” di Giovanni e mentre Pippo prende posto a lato passeggero io stravaccato nei sedili posteriori tento di riconciliare il sonno.
E’ ancora buio fitto e le palpebre sono ingovernabili, ci vorrebbero gli stecchini.
Dopo una manciata di ore sulla disastrata A19 finalmente giungiamo all’imbarcadero del porto di Palermo, dove a bordo del primo aliscafo disponibile intraprendiamo la navigazione verso meta predestinata.
Il cielo è terso, una sottile pioggerellina offusca la visuale degli oblò, tuttavia l’ammasso di alcuni disgregati corpi nuvolosi in movimento - che a malapena si riesce ad intravedere - annuncia un meteo in netto miglioramento.
Il mare è calmo.
A bordo si chiacchiera e si discute su come organizzare le giornate di permanenza tra riprese subacquee e terrestri, quando, improvvisamente, all’orizzonte si delineano le prime sagome dell’isola: Ustica, la capitale dei subacquei.
Maledizione ai vetri appannati, impossibile scattare foto.
Appena sbarcati, l’Isola si presenta con il suo inconfondibile e - per certi versi- fantasmagorico scenario di copiosi colori contrastanti: il verde della vegetazione naturale ed il bianco acceso delle edificazioni realizzate a valle, l’azzurro del Mare ed il nero intenso della scogliera di pietra lavica.
Non stiamo nella pelle e lasciati i bagagli al “Cottage”, lesti ci rechiamo nuovamente al porto per noleggiare gli scooter utili ad i nostri, seppur brevi, spostamenti sull’isola.
Trascorsa qualche ora e resettati i bagagli siamo pronti e bardati per la prima immersione.
Il barcone –diving sul quale ci siamo imbarcati non è molto confortevole, non plana, i rumorosi motori diesel ed il viavai di persone di ogni nazionalità a bordo inquina la quiete e lo scenario paradisiaco dell’isola; tuttavia, il desiderio di immergerci in quelle acque cristalline è talmente forte che non siamo nemmeno in grado di sollevare critiche.
La presenza della boa gialla galleggiante nello specchio d’acqua a prua indica che siamo arrivati sul sito di immersione.
I rumorosi motori diesel sono spenti: finalmente!
Alla spicciolata entriamo in acqua e immerso il viso sotto la superficie rimaniamo a dir poco storditi da una sequenza di immagini strabilianti: piccoli gruppi di barracuda e cernie brune d’ogni misura fluttuano in quel meraviglioso fluido che tanto sembra non esserci.
Sinuoso volteggio e mi lascio trasportare dall’acqua quasi ad irrompere nel sacro, nel regno del silenzio percepisco soltanto, il profondo respiro ed il parsimonioso battito del cuore; verrebbe voglia di fermare il tempo, ma la consapevolezza impone una scelta razionale diversa: finita l’aria si dovrà risalire in superficie.
Qualcuno mi richiama l’attenzione, ritorno in me e seguo la guida, anche se sono continuamente distratto dal passaggio di una consistente fauna d’ogni specie.
Poco più avanti faccio capolino davanti la tana di una apprezzabile Cernia bruna per le prime riprese, lei guardinga prima si lascia avvicinare, poi, man mano che le distanze si accorciano, fugge veloce in cerca di riparo.
Poco più in là anche Pippo e Giovanni sono intenti a localizzare altra fauna per poterne ricavare scene da raccontare e da commentare insieme; li osservo un istante, sono avvolti da un banco di grossi Sparidi dalle livree argentate che sembrano essere dotati di luce propria.
In realtà si tratta dei fasci di luce prodotti dai faretti delle videocamere che raggiunti gli sparidi riflettono un bagliore accecante tanto da farli brillare come stelle.
Al rientro al “Cottage” ci deliziamo con un piatto di spaghetti aglio, olio e capperi di Salina che ad ogni buon fine avevo inserito nel borsone prima di partire, poi, soddisfatto, mi “ritiro in cabina” per riposare qualche ora.
Personalmente non ho mai dormito il pomeriggio, ma oggi è una giornata particolare, siamo in piedi dalle ore tre.
Il primo pomeriggio lo impegniamo per alcune riprese video che attraverso i nostri droni ci eravamo ripromessi di realizzare. Grazie a Pippo provo per la prima volta il volo in FPV, l’esperienza è unica, emozionante, coinvolgente e le riprese sono a dir poco cinematografiche, da brividi.
Il volo statico in VLOS è tutt’altra storia, molto più semplice.
A sera dopo la breve passeggiata in paese, ci accomodiamo in uno dei tanti ristorantini del luogo dove tra un boccone e l’altro incontriamo amici subacquei catanesi con i quali abbiamo condiviso anche tanta acqua.
Conclusa la cena, stanchi e stremati ci avviamo verso casa quando, improvvisamente, la nostra attenzione viene catturata da una singolare insegna pubblicitaria: EVASIONI BLU DIVING.
I nostri sguardi si incrociano, nessuno profferisce parola ma siamo consapevoli che l’indomani avremmo certamente cambiato diving, anzi attraverso una telefonata provvediamo all’istante.
Ci risponde Rino, il titolare del diving: “c’è posto”.
Le immersioni dei giorni seguenti a bordo di un velocissimo gommone le effettuiamo in diversi e incontaminati punti dell’isola, la prima a Cala Galera e l’altra allo Scoglio del Medico”, ognuno di loro produce nuove emozioni, quasi “devastanti”.
Tra un pensiero e l’altro, inaspettatamente, si materializza la figura di un aliscafo pronto a salpare.
Sorpreso, in silenzio esordisco: “ma chi ha il coraggio di andare via da quest’isola?”
…ops, siamo noi!


