
Una splendida serata, uno spunto ed una riflessione.
Sin dai tempi antichi, il Mare è stato considerato una forza primordiale, sede di divinità e via di comunicazione fondamentale per lo sviluppo delle civiltà.
In tempi più recenti, però, la vastità delle acque, la percezione dell’ignoto e la stravolgente bellezza hanno spinto l’uomo – consapevole dei rischi - ad avventurarsi sempre più in esplorazioni senza precedenti, ove in molte occasioni la sfida è stata pagata con la vita.
Ma oltre allo stimolo della scoperta e dell’avventura, il Mare se da una parte – proprio a causa della sua immensità -è stato percepito come minaccia, dall’altra è stato fonte di ispirazione per poeti, scrittori, registi, complici il blu intenso delle sue acque, il suono ritmico delle onde ed il profumo delle maree, elementi determinanti e capaci di influenzare la psiche umana fino a trascinarla in uno stato di serenità e profonda riflessione.
Questa condizione viene amplificata ancor più quando ci si immerge e, segnatamente, quando il caos della società moderna è sostituito dall’assenza di gravità e dal dolce suono delle bolle che rapite da una sorta di slowmotion si librano verso la superficie.
Una sorta di viaggio esoterico, interiore, purtroppo riservato ad un ristretto numero di persone poiché l’interazione con determinate funzioni necessita di quella capacità organizzativa che, attraverso consapevolezza, costanza e forza di volontà, porta a raggiungere il giusto equilibrio.
Sul punto non può che richiamarsi l’attività del subacqueo apneista che - attraverso quella comunemente percepita come semplice “interruzione della respirazione” - nel corso dell’immersione acquisisce una capacità organizzativa fino a comunicare direttamente con il corpo; non a caso gli adepti dello yoga si riferiscono al concetto di “azione opposta” in base al quale “…se voglio trattenere tanto il respiro, devo respirare altrettanto bene…”.
Di meno non è certo l’immersione con autorespiratore ad aria, le modificazioni fisiologiche e sensoriali dovuti dall’acqua e dalla sua pressione esercita sul corpo, trascinano l’uomo in uno stato di rilassamento tale da proiettarlo in una condizione psicologica in cui la concentrazione assoluta lo porta ad acquisire un senso di piacere e soddisfazione intrinseca oltre che alla perdita della cognizione del tempo (stato di flow).
Immergersi, quindi, per l’uomo è come rispolverare una parte oscura di un suo “naturale comportamento” che viene in tal modo rivisitato, tonificato e molto spesso corretto; una sorta di ritorno alle origini che, grazie alla consapevolezza che “respirare” in acqua è diverso che sulla terra ferma, risveglia certamente antichi riflessi, ma impone una presa di coscienza nuova.
L’immersione, dunque, sia essa in apnea che con autorespiratore ad aria non è solo un’attività ricreativa o uno sport come tanti altri, ma è una delle pochissime discipline sportive capaci di trasportare l’uomo in una dimensione diversa e fargli vivere esperienze sensoriali uniche e mai provate prima.
Si tratta di un viaggio straordinario, dove attraverso un nuovo stato meditativo il nostro cervello testimonia la grande capacita di adattamento all’ignoto volto alla ricerca della grande bellezza.


