La foca Monaca in Ogliastra. Più che una leggenda. - Felix Hotels

 

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi”.

La celebre frase tratta dal film Blade Runner di Ridley Scott rende a pieno l’idea dello straordinario evento al quale insieme ai miei amici ho avuto la fortuna di assistere nel corso di una recente immersione.

Pomeriggio del 25 agosto 2025.

Attraverso uno stretto giro di telefonate, insieme a Pippo e Giovanni concordiamo di fare un tuffo al Plemmirio,  l’idea di ritornare in quei fondali intrisi di sacro e antiche leggende ci entusiasma oltremodo.

E così, l’indomani, alle prime luci del mattino, caricate le attrezzature nel pick up di Pippo e fatta colazione nel primo autogrill disponibile, in men che non si dica raggiungiamo il diving center “Capo Murro” ad Ognina di Siracusa. Ad attenderci Luca, la nostra guida.

Su posto, alla spicciolata, si raduna anche tanta altra gente dalla pelle, lingua, età e cultura diversa ma unita da una passione comune: le immersioni.

In perfetto silenzio tutti si apprestano ad allestire i gruppi ARA.

Completata anche la parziale vestizione saliamo a bordo di uno dei due gommoni disponibili dove frattanto attraverso il rigoroso briefing veniamo informati sul sito oggetto dell’escursione: le grotte del Plemmirio, situate nello specchio acqueo antistante il faro di Capo Murro.

Il sole si è appena levato e ancorato il gommone nella boa della riserva “A”, uno ad uno entriamo in acqua dove, concluso l’ultimo check delle strumentazioni, lesti abbandoniamo la superficie.

La temperatura dell’acqua è gradevole, la visibilità pure, tuttavia siamo consapevoli che le nostre rirese video saranno leggermente compromesse dalla “sospensione” dovuta ad un insistente flusso di corrente.

Pazienza l’importante è immergersi.

Nel corso dell’attraversamento di alcuni canyon osserviamo grossi Saraghi fasciati “brucare” tra gli Alcionari, più in là piccoli gruppi di variopinti Scari e come se non bastasse un piccolo vortice di barracuda che dal basso verso l’alto mi consente di realizzare una ripresa della scena con effetto siluette… azz la sospensione.

Intorno ai 25 metri ci soffermiamo davanti ad un anfratto, dove un modesto numero di Corvine dalle pronunciate pinne dorsali sfoggiano eleganti le livree argentee che frattanto riflettono l’accecante luce dei faretti; non sono smaliziate, anzi con atteggiamento quasi vanitoso sembrano esibirsi in una danza orientale a pochi centimetri dagli obiettivi.

L’istante è sacro.

Più in profondità, una Cernia Bruna di piccole dimensioni ci osserva da lontano e mentre io accorcio sempre più le distanze con l’intento di riempire l’inquadratura, lei, scaltra, si allontana; tuttavia, nel momento in cui rimango immobile è lei ad avvicinarsi per farsi riprendere nella classica posizione  “a candela” e con le pinne pettorali in continuo movimento che tanto sembrano volerci salutare.

Completato il giro, soddisfatti, ci soffermiamo nuovamente sotto lo specchio acqueo antistante il faro di Capo Murro, a circa 5 metri di profondità. Il gommone è sopra di noi.

Verificata la disponibilità dell’aria di tutti i subacquei, Luca ci invita a fare accesso nella grande grotta che nel corso del briefing aveva anticipato. L’interno è buio pesto, ma attraverso i potenti fari della mia configurazione video e quelli di Pippo che sta dietro di me riesco ad avere contezza di tutto ciò che mi  circonda, compreso Luca che frattanto continua ad addentrarsi in quello che sembra un pozzo senza fondo.

Improvvisamente accade qualcosa di straordinario, un evento che in circa 5000 immersioni effettuate nel corso della mia vita non ho mai avuto la fortuna di assistere e che nemmeno pensavo si potesse verificare nei nostri mari.

Luca arresta la corsa, si gira di scatto e spegne la sua torcia, poi attraverso un vigoroso gesto delle mani fa cenno di abbassare tutti gli accecanti fari. In realtà a seguito di quello che sembrava un invito perentorio non meglio compreso, a scanso di equivoci, avevo immediatamente spento i faretti e contestualmente rivolto verso il basso la staffa con le tre telecamere.

La consapevolezza che di li a poco qualcosa di straordinario stava accadendo era tangibile anche se speravo tanto in un rapidissimo adattamento dell’occhio nelle oscurità.

Improvvisamente una enorme sagoma grigiastra si materializza davanti i miei occhi, non vedo bene, ma non è uno squalo come la mia mente intanto ipotizzava, il suo andamento è tutt’altro che aggressivo, è sinuoso, elegante, volteggia nell’acqua.

In un battito di ciglio riesco ad intravedere a malapena un muso pronunciato con lunghi baffi colore argento e   due grandi occhi neri lucidi: è una Foca Monaca, bellissima, e mi supera per peso e dimensioni.

Mentre la “nostra amica” spaventata si dilegua verso le acque libere, incrocio lo sguardo di Pippo e Giovanni: sono increduli immobili quasi come colpiti da un incantesimo.

Di li a poco trafiggo la superficie con la speranza nel cuore che almeno i miei amici siano riusciti ad immortalare quell’incontro ravvicinato da potere commentare nei nostri “salotti”.

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